Ciottoli

Quasi una rivista, quasi un giardino Zen

CHE BLOG E' QUESTO

Le nuove tecnologie, i modelli di comportamento e i modi di comunicazione che inducono, non possono venire tralasciati dall’attenzione didattica, né – quel che forse è peggio – semplicemente adattati a vecchi schemi che con essi non hanno nulla a che fare. Questo blog è parecchie cose, in un’ottica di estrema flessibilità funzionale: un esperimento di elaborazione di contenuti ad hoc per un’esperienza di e-learning; un’occasione per accennare riflessioni su temi eterodossi che difficilmente nell’Accademia troverebbero spazio; una galleria di esempi su come articolare un ragionamento sociologico a partire da quelle che potrebbero sembrare quisquilie; un cantiere dove testare nuove forme di interattività in una costruzione comune del sapere.

RADICI

È senz’altro un compito difficile educare gli studenti al colpo d’occhio sociologico, dal quale tutto dipende e che, nelle singole occorrenze sociali, si occupa soprattutto di distinguere la forma sociale dal contenuto empirico. Ma una volta che lo sguardo sociologico è acquisito, i fatti sociali si trovano con crescente facilità.

Georg Simmel

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venerdì, 24 marzo 2006

Costruire e riprodurre lo stigma

Stasera, tra le news che ultimamente scorrono senza sosta sui servizi del Tg2 c'erano un paio di cose che meritano una minima riflessione. Una è che l'esigenza di sinteticità che affligge i media sta rapidamente culminando nella più totale idiozia, nel senso etimologico di particolarità tanto autocentrata da trasformarsi in menomazione intellettuale. Si aggiunga a questo la totale disattenzione per il senso che connota quasi tutte le componenti della società dell'informazione e si ottiene una chicca come questa:

D'Amato: Confindustria gestione Montezemolo pensa solo interessi

Il suo ex-presidente - per manifesta incapacità - accusa il più grande gruppo d'interesse italiano di essere il più grande gruppo d'interesse italiano e ciò fa notizia senza che alcuno si sbellichi o licenzi l'altro idiota che ha scritto queste parole. Trovo che, riprendendo quanto detto nel post precedente, simili manifestazioni di insufficienza mentale e professionale possano perfino contribuire a minare l'autorevolezza magica del malefico elettrodomestico. Non credo di poterla definire altro che tale, quest'autorevolezza che sa di accidia cognitiva, visto che pare impermeabile ad ogni smentita, compreso il fatto che giornalisti incapaci di chieder conto a chiunque delle corbellerie che sta in quel momento rigurgitando scendano in sciopero per la difesa dell'autonomia della categoria, mitica - questa autonomia - in Italia più o meno come l'araba Fenice o l'Idra di Lerna Detto questo, però, mi interessava di più riflettere sul sottile veleno nascosto in un'altra notizia flash:

Scomparso console canadese. Le sue carte di credito trovate a un extracomunitario

Qui la questione è meno evidente, si radica nel senso comune nella sua veste più oscura di pregiudizio, rivelandosi più insidiosa della circostanza per cui,
negli ultimi tempi, di ogni malfattore non ancora preso si riferisce che parla con accenti internazionalmente assortiti, ma mai dialettalmente connotati, salvo poi scoprirsi - all'arresto - che si tratta dei famosi inquilini normali dell'appartamento accanto o comunque di ceffi di provata italianità. Dov'è il problema di questa benedetta headline, direte voi a questo punto? Nella semplice circostanza che anche il console canadese è un extracomunitario. Solo che - guarda un po' - al giornalista non viene di etichettarlo così, forse perché per lui extracomunitario non significa "non appartenente alla UE" come molto, molto più di mezzo mondo (USA compresi...), bensì pezzente di colore troppo scuro o parlante lingua barbara. O non si è mai posto il problema. D'altra parte lui con le parole mica ci lavora...
Questo è il problema dei toni impliciti, che veicolano significati a volte del tutto involontari o facilmente ed efficacemente strumentalizzabili e ottengono risultati di grande effetto e grande danno, con leggerezza. L'atrofia della mente è la grande malattia del XXI secolo.

postato da: FabioDA alle ore 23:32 | link | commenti
categorie: media, stigma