Ciottoli

Quasi una rivista, quasi un giardino Zen

CHE BLOG E' QUESTO

Le nuove tecnologie, i modelli di comportamento e i modi di comunicazione che inducono, non possono venire tralasciati dall’attenzione didattica, né – quel che forse è peggio – semplicemente adattati a vecchi schemi che con essi non hanno nulla a che fare. Questo blog è parecchie cose, in un’ottica di estrema flessibilità funzionale: un esperimento di elaborazione di contenuti ad hoc per un’esperienza di e-learning; un’occasione per accennare riflessioni su temi eterodossi che difficilmente nell’Accademia troverebbero spazio; una galleria di esempi su come articolare un ragionamento sociologico a partire da quelle che potrebbero sembrare quisquilie; un cantiere dove testare nuove forme di interattività in una costruzione comune del sapere.

RADICI

È senz’altro un compito difficile educare gli studenti al colpo d’occhio sociologico, dal quale tutto dipende e che, nelle singole occorrenze sociali, si occupa soprattutto di distinguere la forma sociale dal contenuto empirico. Ma una volta che lo sguardo sociologico è acquisito, i fatti sociali si trovano con crescente facilità.

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giovedì, 01 novembre 2007

Di nuovo House

Hugh Laurie aka Gregory House
E' notte e in tv c'è uno speciale di Matrix sul dottor House. Abbiamo esperti assortiti, produttori e un giovane filosofo che con alcuni colleghi ha pubblicato un lavoro su La filosofia del dottor House. Come dicevo tempo fa, per un semplice serial sembra in grado di proporre molti spunti! Al di là del fatto che da più parti ci si sta accorgendo che di "semplice" alcuni serial non hanno proprio niente - tanto da essere paragonati al romanzo per la capacità descrittiva del reale proprio di questo torno di tempo - quello che mi colpisce della trasmissione è ancora una volta l'abilità di girare intorno agli argomenti senza coglierne aspetti centrali se non di sponda. Una delle poche osservazioni interessanti ha come spunto di partenza una domanda di Mentana sul perché negli USA i serial di ispirazione ospedaliera vanno fortissimo accanto a quelli investigativi, mentre in Italia funzionano solo i secondi: il giovane filosofo risponde opportunamente ricordando l'immenso problema costituito dalla sanità per la stragrande maggioranza degli americani. Risposta che si potrebbe integrare con altri corollari: il grande problema che è oggi in Italia la sicurezza e il fatto che nonostante gli alti lai noi evidentemente ci rappresentiamo la sanità molto meglio di quanto non sembri. Questa scala di ragionamento va bene anche per la questione generale del perché i serial medici sono comunque così gettonati: Regazzoni richiama il tema della vita e della morte e della fragilità della prima, senza però accentuare il peculiare aspetto problematico che sta assumendo, legato all'ossessione per la fine della vita - cui non fa più da contraltare una qualche soteriologia - e alla carica immaginale irresistibile che si sedimenta per contro sulla medicina intesa come nuova fede, cioè nuova strategia di salvezza e metodo per conquistare questa stessa salvezza nella quotidianità, sconfiggendo l'azione del tempo, il decadimento e la consunzione.
Un'altra cosa che non è venuta fuori che per caso - e solo per intenditori - è l'estrema eterodossia del personaggio, incarnata nelle molte mail di protesta dirette da pazienti e medici italiani all'inserto Salute del Corriere della Sera. Eterodossia che anzi quasi tutti si sono sforzati di far rientrare in schemi consolatori come l'eroe burbero ma buono, il medico appena meno canonico del solito, etc. Come già scrivevo tempo fa, invece, per quanto possa sembrare controfattuale, il fascino del "buon" Gregory non è tanto nel giocare al di fuori delle regole - comportamento dopotutto non particolarmente originale - ma nell'incarnare una medicina completamente diversa da quella odierna, sempre più dipendente da analisi tecnologiche ed apparecchiature esoteriche e arroccata in una pretesa di infallibilità dai costi logistici ed esistenziali costantemente in crescita. Per lui la medicina è arte, intuizione, soprattutto incertezza. Unite a una sana dose di scetticismo sulle capacità miracolose di esami e altre diavolerie. House è la ragione com'era prima del mito del Progresso, versatile e capace di errore. Ma è anche altro. E quest'altro è ancora meno digeribile dal discorso culturale prevalente, che infatti si limita a sfruttarne il fascino senza però indagare troppo in proposito: House è l'individuo di talento, il genio, che si fida delle sue fulminazioni contro l'evidenza documentale e usa della sua certezza per sé e per gli altri, mettendosi ogni volta interamente a rischio. E' il contrario dell'omologazione statistica, del canone ormai inflazionato del lavoro di squadra - tant'è vero, come si notava in trasmissione, che è solo, usa il suo team come specchio, uditorio quasi del tutto privo di capacità d'azione - è un essere inattuale scaturito da un passato dove la fede nel soggetto era ben più viva di quanto non sia oggi, sebbene il soggetto stesso, poco democraticamente, non potesse essere chiunque, ma solo chi avesse il dono.
House è così seguito e ha tanto successo perché incarna una nostalgia indicibile - perché radicalmente fuori dagli schemi correnti - per un uomo capace di far fronte al destino pur sapendo di essere fallibile, capace di fregarsene dei canoni in un'epoca in cui essi sono sempre più norma soffocante e obbligo di comportamento. House, direbbe probabilmente Simmel, è un soggetto in piena forma nonostante il suo tempo.

postato da: FabioDA alle ore 01:17 | link | commenti
categorie: cultura, medicina, corpo, serial
giovedì, 07 dicembre 2006

Dr. House o la medicina come arte

Hugh Laurie as doctor Greg HouseWell, well, well, è un po' che avevo in mente di dedicare un post al fenomeno serial qui accanto e questo insolito affollarsi di commenti qui su Ciottoli mi ha spinto all'azione, e alla collocazione, anche Al di là dei pregi e difetti della produzione seriale - la ripetitività del modulo, il senso di familiarità e partecipazione che si instaura col cast, la ritualità dell'appuntamento settimanale (quando li si segua in TV) - House m.d. gode a mio parere di due assi nella manica, uno senz'altro intenzionale, l'altro forse più inconsapevole. Il primo sta nell'abilità notevolissima - quasi geniale - del team di scrittori di ritrarre il personaggio chiave e di confezionargli dialoghi tagliati su misura, alla quale si correla la bravura dell'interprete Hugh Laurie (invito gli anglofoni a leggere le sue frasi memorabili riportate su Imdb *grin*). Una di queste mi porge il destro per spostarmi al secondo atout della serie. Cito: "Sono cresciuto con una certa antipatia per le cose antiscientifiche, così l'attuale innamoramento per tutto quel che è orientale mi snerva un tantino. Se starnutisco sul set, subito 40 persone mi porgono dell'echinacea: piuttosto che prenderla mangerei una matita. Forse è per questo che ho cominciato con la boxe: è la mia risposta a gente in pigiama bianco che cerca di sentirsi il chi"...
Da una parte ciò depone a favore della mia equanimità, visto che pratico da un po' il tai chi dall'altra mostra quanto l'aspetto che metterò ora inTai chi evidenza sia probabilmente fuori dalla percezione dei responsabili della serie. Di fatto l'intero impianto di House m.d. è un atto di accusa alle pretese totalizzanti della medicina contemporanea, alla sua rinuncia allo status di arte a favore di un abbraccio incondizionato alla dimensione scientifica, intesa come capacità tendenzialmente assoluta di previsione e cura (e oggi di prevenzione, con i correlati problemi di prescrittività sociale che le sue teorie portano con sé. Basta pensare alle crociate contro il fumo o in favore di uno stile di vita "sano"...). Greg House, sebbene forte di un sapere scientifico ineccepibile e decisamente al di sopra della media, usa di questo sapere in modi assolutamente eterodossi e ne mette di continuo in luce le fallacie e l'inaffidabilità, quando separato dal genio individuale. Si lamenta spesso delle distorsioni e particolari cecità che causa il ricorso massiccio alle analisi computerizzate, che impediscono di apprezzare qualità dei campioni che un medico premoderno avrebbe valutato senza fallo. Arriva addirittura a replicare antichi metodi che oggi suscitano orrore, come quando assaggia del vomito per dedurne gli elementi costitutivi. Salta a piedi pari protocolli e procedureI visitatori burocratizzate, sottolineando ogni volta l'unicità del malato che si trova sotto le grinfie, unicità cinicamente disgiunta da giudizi di valore, assunta semplicemente come dato di fatto. In questo suo muoversi originale sullo sfondo di un ospedale tipico, risalta come un extraterrestre tra le schiere di adoratori del dato, o forse come uno dei "visitatori" che una pellicola di qualche tempo fa aveva ritratto con esiti assai comici.
Di fatto Greg House è un bell'esempio di quel sapere inclusivo di cui si parla piuttosto spesso, chiamandolo "pensiero complesso" o "logica et/et" o qualcuna delle tante altre definizioni disponibili, un sapere che si rende conto che i confini tra scienza e pseudoscienza sono nella migliore delle ipotesi fuzzy - come scriveva svariati anni fa un antesignano di simili - sballati, direbbero i più  - punti di vista, Charles Fort. Autore, tra le altre cose, del Libro dei dannati (pubblicato nel 1919 e ristampato, in ultimo, nel 1999, ohibò!), la cui tecnica di redazione ricorda pericolosamente il modo in cui il serial del nostro misantropo dottore è nato. Racconta infatti Imdb che lo show sia stato ispirato da The Diagnosis Column del New York Times Magazine, dove si descrivono casi medici inusuali; Fort è partito dalla stessa considerazione, concentrandosi però sui casi definiti inspiegabili dalle riviste scientifiche dell'epoca, relegati di norma in trafiletti schiaffati nelle ultime pagine: ne ha raccolti a centinaia, che sono poi diventati i "dannati" del libro omonimo. Tipo interessante, ha lasciato alcune memorabilia che vale la pena citare: "Non posso concepire niente, in religione, scienza o filosofia, che sia qualcosa in più della cosa giusta da indossare per un momento". Se questa è già piuttosto intrigante, ricordando molto storie Zen su Buddha che darebbero sui nervi a Hugh Laurie , quest'altra ci riporta dritti dritti in un contesto più noto, che risuona di Simmel e Jung: "Ma il mio più vivo interesse non è tanto nelle cose, quanto nella relazione tra le cose. Ho speso molto tempo pensando alle presunte pseudo-relazioni che vengono chiamata coincidenze. Che accadrebbe se alcune di esse non lo fossero?"
Direi che per essere un "semplice" serial di spunti ne offre parecchi, no?

postato da: FabioDA alle ore 18:37 | link | commenti
categorie: medicina, serial, relazione