Quasi una rivista, quasi un giardino Zen
d'amore, fine dei sogni. L'eroe è solo e di norma sacrifica al suo demone ciò che ha di più caro, perfino se stesso. Perché si converrà che danzare su una fune tesa a oltre 400 metri d'altezza senza alcuna forma di assicurazione è questione sacrificale. D'altronde Galahad della Tavola Rotonda deve superare il ponte della Spada durante le sue avventure, un ponte che corre sul filo di un'immensa lama, più o meno come una fune... Una fune che chiama, che è essenza di sentiero ed ebbrezza di volo. Il funambolo è sospeso tra aria e terra, è colui che porta il richiamo del cammino alla torsione estrema e la storia di come riesce, in questo caso particolare, sfida chiunque a discutere l'idea di destino e di vocazione. Dal chiodo che gli ferisce un piede dandogli l'idea per superare i controlli d'accesso all'incontro con un dirigente con gli uffici nelle Torri che l'aveva visto a Parigi ed è disposto a fargli da infiltrato nei sistemi di sicurezza è tutto un succedersi di eventi magici, un percorso dovuto, obbligato. La bellezza del gesto, poi, rimette in prospettiva la questione della performance artistica, che ridiventa gesto arduo compiuto con naturalezza e apparente semplicità grazie a un lungo lavoro ed esercizio. Non semplice sghiribizzo estemporaneo o sciarada spaziale e intellettuale.
e quindi ho il piacere di proporvi il video della serata. Lo pubblico qui su Ciottoli, perché penso che anche questo sia uno dei futuri canali attraverso cui passeranno (già passano d'altronde!) la cultura, la formazione, il sapere.
degli estensori del rapporto Top Employers Italy 2009, di cui l'articolo dà conto, afferma: «Le aziende dovranno investire nei giovani talenti che si affacciano sul mercato del lavoro, dando loro autonomia e incoraggiandoli a prendere decisioni, assumersi responsabilità, promuovere iniziative.» Considerazione ineccepibile, se non fosse che non si capisce perché questo compito dovrebbero assumerselo solo le aziende, mentre le altre istituzioni coinvolte nel processo di socializzazione - agenzie, per chi ama i tecnicismi
- ne rifuggono come dalla peste. Mancando nella vita l'effetto Hollywood - quello del lieto fine - dare autonomia e stimolare la presa di responsabilità implica la capacità di essere d'esempio a simili prassi, spesso trovarsi in situazioni scomode o sgradevoli in cui si deve dire no, correggere comportamenti inadeguati, constatare fallimenti. Una cosa di cui non c'è traccia nell'articolo, né nella retorica diffusa di cui è un ottimo specchio, è il comportamento di fronte al fallimento, analizzato con grande acume da Sennett nel suo splendido L'uomo flessibile. Trattazione che si occupa di un altro caposaldo delle buone pratiche narrate in Aziende da sogno, l'idea pseudo-libertaria di responsabilità diffusa, per cui nessuno è in grado di dare ordini perché si è tutti uguali e la spinta a far meglio nasce dal
gruppo e dal proprio senso del dovere. Apparentemente un'ottima idea, se non fosse che in ultima analisi cancella quell'idea di responsabilità di cui si parlava prima, facendo sì che di fatto un potere continui a esercitarsi (di nuovo nel bene e nel male, visto che attualmente sembra che i manager siano diventati i capri espiatori di tutto
come può leggersi qui) senza però che in linea di massima se ne sopporti il peso. Bourdieu parlerebbe di habitus, Freud di Super-Io o di sua furba strumentalizzazione: i punti di vista abbondano. Sennett è più orientato a pensare a strategie di dominio che hanno però la controindicazione di svuotare vita e persone di senso e spessore, producendo quell'uomo postmoderno proteiforme e leggero tanto amato da Maffesoli, che spesso ne perde di vista lo smarrimento e il sospetto corrosivo di inutilità esistenziale.
di battitura o grammaticali per liberarsene a tutta velocità. Il che mi ha fatto sorridere. Si dà il caso che i miei laureandi possano trovare familiari queste parole, vista l'attenzione colorata che dedico alle decine di refusi che costellano le loro pagine, dei quali sembrano incapaci di valutare la portata e le implicazioni. Anzi, sono quasi convinto che la gran parte dei lettori avrà a questo punto sbuffato e indirizzato pensieri poco lusinghieri ai professionisti del personale che adottano strategie tanto semplicistiche
Eppure, eppure... Oggi la velocità è tutto, mi si dice quando argomento sull'importanza di dettagli apparentemente insignificanti; cosa vuoi che conti una svista, l'essenziale è che si capisca quel che si intendeva. Simmel sosteneva però che dalla superficie si può giungere in profondità attraverso qualunque frammento e un occhio allenato da un dettaglio può risalire, riscendere, intuire molte cose. Chi sceglie futuri candidati ritiene che quel particolare aspetto sia rivelatore. E in effetti, se pensiamo all'importanza maniacale che il CV oggi riveste in campo lavorativo, è abbastanza facile seguire il ragionamento: se qualcuno non è in grado di scrivere due semplici pagine (oltretutto ricche di spazi bianchi) che potrebbero modificare il suo futuro senza evitare errori, non è il caso che sprechi il mio tempo a contattarlo perché già so come sarebbe la sua performance... Molti di quelli che alzano gli occhi al cielo quando dico che rileggo e correggo anche le mail e gli sms a questo punto mi direbbero che, certo!, una cosa è una mail, una cosa un documento ufficiale o comunque importante e potrebbero perfino ricredersi sulle basi empiriche del comportamento di chi sceglie futuri collaboratori su questioni di apparente lana caprina. Eppure bis... L'attenzione fa strani scherzi e l'uomo spesso si sopravvaluta: non porre alcuna cura in certi contesti - la maggior parte, temo - rende sempre più difficile comportarsi altrimenti in altre situazioni. Di più, rende insensibili all'argomento, incapaci di apprezzare la qualità di ciò che si sta facendo. Nel campo particolare in discorso, come ben sa chiunque si occupi di correzione di bozze, la cura poi non è mai sufficiente, tant'è vero che un altro, saggio, consiglio è far rivedere comunque il proprio CV a qualcun altro, perché quattro, sei, otto occhi vedono mooolto meglio di due. Una cosa tuttavia è un errore, altra cosa è un'abbondanza di refusi che spesso diventa fastidiosa.